Benefici e rischi di una vacanza in montagna

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Autore: Lucia Scala

I suggerimenti per una vacanza o un’escursione in montagna senza correre rischi. Come reagisce l'organismo all'altitudine.

Il variare dell’altezza sul livello del mare comporta dei cambiamenti nell’organismo. Più si sale di quota, più il corpo reagisce. In che modo? Bisogna considerare che in montagna l’aria è più rarefatta, cioè c’è meno ossigeno (per un organismo sano la riduzione di ossigeno comincia a farsi sentire dai 2000-2500 metri in su e diventa evidente al di sopra dei 3000): questo spinge l’organismo ad aumentare il ritmo del respiro e a compiere inspirazioni più profonde.

Inoltre, dopo una permanenza prolungata in altitudine, il midollo osseo produce più globuli rossi, che contribuiscono a trasportare l’ossigeno all’interno del corpo. Il cuore, poi, aumenta il battito per fare arrivare alla periferia un maggiore volume di sangue. Le cellule, così, sono più ossigenate.

Le risposte che l’organismo mette in atto al variare dell’altitudine non sono negative in assoluto. Anzi se tenute sotto controllo portano dei benefici, soprattutto al livello dell’apparato respiratorio, di quello circolatorio e del sangue. Infatti, l’aumento del ritmo e della profondità del respiro induce la persona a compiere una sorta di ginnastica respiratoria, che stimola positivamente i polmoni e i bronchi.

Inoltre bisogna considerare che in montagna il clima è meno umido (più benefico, quindi, per le vie respiratorie) e l’aria è meno densa di sostanze inquinanti e allergizzanti, come le polveri sottili e i pollini.

Ma l'altezza può comportare anche dei pericoli. In linea generale, soggiorni ed escursioni fino a 1500-1600 metri non richiedono particolari precauzioni, mentre oltre 2000 e soprattutto dai 3000 metri in su, potrebbero esserci dei problemi dovuti all’aria con meno ossigeno. Se la permanenza in altitudine dura un solo giorno, le precauzioni da adottare sono minime. Mentre se si trascorre anche la notte in quota, l’organismo potrebbe avere qualche difficoltà in più, perché è esposto più a lungo all’aria rarefatta.

In genere chi non ha problemi di salute non corre rischi particolari e può programmare tranquillamente gite e soggiorni di più giorni in località anche a 1800-2000 metri di altitudine e anche escursioni di una giornata a quote superiori. Se, però si sceglie di dormire in un rifugio d’alta quota (tra 2500-3000 metri), l’organismo può avere più difficoltà a ossigenarsi. In queste condizioni, si può andare incontro al così detto mal di montagna, caratterizzato da cefalea, senso di testa vuota, vertigini, crampi muscolari, debolezza e scarsa lucidità mentale. Infatti senza il giusto nutrimento ( l’ossigeno ), le cellule e i tessuti del corpo possono avere qualche problema.

C’è una categoria di persone che deve prestare particolarmente attenzione quando decide di trascorrere uno o più giorni in montagna: è quella di chi soffre di malattie croniche, oppure ischemiche, come le ostruzioni delle vie respiratorie o i problemi cardiovascolari seri. Infatti, l’organismo di queste persone fatica già in condizioni normali a ricavare l’ossigeno di cui ha bisogno dall’ambiente. In montagna, dove l’aria è più rarefatta, questo approvvigionamento può diventare ancora più difficoltoso. Ognuno ha, in genere, un proprio limite personale di altitudine da non superare per non correre seri rischi. Per tali ragioni, i malati cronici, prima di programmare un soggiorno in una località montana, dovrebbero chiedere consiglio al proprio medico curante.

Anche chi soffre di pressione alta dovrebbe prestare molta attenzione. Più la quota aumenta, infatti, più la pressione può salire. La cosa migliore da fare, quindi, è controllarne i valori nei primi giorni di soggiorno, tenendo presente che, all’inizio della vacanza, un rialzo pressorio è da considerarsi normale. Se, invece, i livelli si innalzano troppo e progrediscono giorno dopo giorno diventa necessario sottoporsi a una visita medica.

TAGS - montagna, altitudine, salute e benessere, ipertensione, ossigeno, respirazione

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